Villa Poma

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cenni storici

Villa Poma ebbe questo nome a datare dal 1869; precedentemente era “mulo” . La voce della tradizione vuole che non esista nessun rapporto con l’omonimo animale; sembra invece essere una derivazione dialettale da “molo”, in quanto, nel 1739, in occasione di restauri operati sulla chiesa parrocchiale, venne alla luce l’iscrizione 1460 molo.

Il sacerdote Don G. Benatti nel 1748 scrisse che la documentazione rinvenuta era "conforme alle carte geografiche antiche e vecchie, le più emendate, siccome anche al verisimile mentre anticamente, quando il Po inondava qui da per tutto, barche e battelli si rifugiavano qui al nostro Arginone, in un seno, quasi un porto, perché molo e porto è una sol cosa".

G. Tassoni nella sua apprezzata opera “toponomastica mantovana” scriveva che la località MOLO, poi MULLO, e successivamente MULO, era così chiamata  “non perchè servisse quale porto il luogo oggi detto Arginone, ma perchè potrebbe essere una tarda mistione dedotta dalla voce medioevale MOLLUS (BAGNATO).
 In realtà è risaputo che in epoche lontane il Po, allora non contenuto in valide arginature, dilagava facilmente su gran parte di questo territorio posto a soli 13 metri sul livello del mare, per cui è pensabile che nei punti più bassi l’acqua ristagnasse per periodi piuttosto lunghi.

Tuttavia i primi insediamenti hanno origini remote. Si ritiene che il borgo di Mulo fosse abitato già qualche secolo prima di Cristo. Il territorio all’epoca era caratterizzato dalla presenza di una estesa palude inondatata dal Po e da cui emergevano qua e là isolotti e terremaricole, veri e propri dossi dove si potevano identificare insediamenti umani; ne sono una testimonianza vari reperti di età romana che ancora affiorano in frazione Ghisione nella campagne dei fondi San Prospero e Possioncina dove, secondo l’esperto giudizio dello studioso Mauro Calzolai, sorgevano due ville disposte su un dosso da sempre conosciuto come l’Arginone.

Quei fabbricati includevano anche la proprietà della chiesetta di S. Andrea  tutt’ora esistente in ottimo stato di conservazione in quanto recentemente sottoposta a restauro.

La presenza di tali costruzioni, oltre ad altre in materiale deperibile rinvenute recentemente, costituiva una vistosa struttura che conferiva sicuramente importanza alla zona: ne è conferma un documento datato 15 marzo 1117  in cui si elencano “Corte di Mulo, Castello e Chiesa di S. Andrea”.

La scelta dell’ubicazione fu voluta senza dubbio per la vicinanza del fiume Po e delle strada Claudia-Augusta  ( Modena – Ostiglia – Verona ) che rappresentavano vie di comunicazione di vitale interesse per molteplici aspetti. I recentissimi elementi emersi in occasione degli scavi per la riqualificazione della strada che congiunge Ghisione al territorio di Magnacavallo sono risultati di elevato interesse in quanto risalenti all’8^ secolo d.c.- Attualmente sono oggetto di studio della Sovrintendenza dei beni archeologici della Lombardia.
  Più tardi si formò a Sud di Ghisione un secondo raggruppamento di case per cui il territorio venne distinto in “ MULO VECCHIO “ e “MULO NUOVO”,  come riportano vari documenti del 1238 e 1243.
  Il nuovo sobborgo si farà in seguito più consistente e nel XV secolo la crescita darà vita all’attuale centro del paese con la chiesa parrocchiale.

Nei primi tempi non tutta l’area poteva essere coltivata; alla fisionomia attuale si arriva solo col completamento delle opere di bonifica. Per questo la popolazione degli inizi, che qui aveva preso dimora, era prevalentemente di povera condizione.

Il 16 Novembre 1608 venne avvertito il Duca di Mantova del fatto che gli abitanti non avevano cibo a sufficienza e che non avevano i mezzi per seminare, per cui necessitavano di un aiuto.
Con l’andar degli anni la situazione migliorò e, durante la dominazione austriaca gli abitanti divenuti più numerosi e consapevoli ottennero dall’Autorità la trasformazione di Mulo da antica frazione di Revere a Comune.

Il primo Maggio 1816 ebbe luogo il passaggio ufficiale con regolare verbale sul quale figurano le firme dei Deputati Comunali precedentemente eletti, Don Giuseppe Bonazzi (Arciprete), Perito Travaini Nicola ed Enrico Enrico.

Il nuovo Comune, dovendo adottare subito il suo stemma, deliberò di effigiare un mulo come emblema, benché  il quadrupede non avesse alcun riferimento con le origini del luogo.

Grave problema di quei tempi era l’analfabetismo per l’assenza delle necessarie strutture.
Dopo pressanti istanze venne concessa l’apertura per la prima volta, di una scuola elementare: era il 22 luglio 1821; ne diede l’atteso assenso l’I.R. Commissario Distrettuale della Deputazione Comunale con nota n° 1762, assicurando anche un contributo di lire 278 per far fronte alla spesa dell’utile istituzione.

A quell’epoca qualche famiglia facoltosa di Mantova ebbe qui la proprietà di vaste campagne; una di queste famiglie lascerà  poi un segno indelebile.

I fondi “Recinto” e “Morelle” formavano un’estensione di Biolche Mantovane 97 circa: nella prima metà del secolo scorso andarono in eredità ad Anna Filippini Poma che, dopo il matrimonio con Leopoldo Poma , fece costruire sul “Recinto” una villa che divenne meta di frequenti soggiorni.

La presenza di quella gente venuta dalla città con lussuose carrozze e cavalli distinta, elegante e istruita, tanto diversa da imporre soggezione, era motivo di generale curiosità e ogni figura era ben nota tra gli abitanti.
Accadde che durante il severo governo Austriaco, esattamente il 7 Dicembre 1852, un membro di questa famiglia, il giovane medico CARLO POMA, fu mandato a morte con altri sventurati sulla forca a Belfiore per essere risultato implicato in una congiura contro l’oppressione straniera.

La cittadinanza ne soffrì e grande fu l’indignazione per tante efferatezza; ma nulla potè se non piangere il buon “Dottorino” e attendere eventi. Finalmente la liberazione giunse il 3 Ottobre 1866, quando l’Austria abbandonò definitivamente il Lombardo - Veneto. Anche la Provincia di Mantova fu unita al Regno d’Italia.
L’Amministrazione Comunale dovette dare dapprima un assetto alla situazione ambientale poi, avviata la nuova gestione, il Consiglio rivolse un pensiero all’eroico Martire, ritenuto concittadino, e, il 13 Novembre 1868, deliberò di cambiare il nome del paese da MULO in VILLA POMA, in onore al Dottor CARLO POMA che qui, nella villa del Recinto, aveva vissuto giorni felici nelle fanciullezza e nella gioventù.

Il verbale fu sanzionato il 24 Gennaio 1869 con Decreto Reale dove si legge chiaramente. “E’ autorizzato il Comune di Mulo ad assumere la denominazione di VILLA POMA”, segue la firma del Re Vittorio Emanuele II°.
Ben presto fu organizzata la cerimonia del “Solenne Battesimo” che riuscì imponente per la presenza di nomi illustri e per la partecipazione di una folla straordinariamente grande desiderosa di essere parte di un avvenimento ricco di significati nell’ambito della storia locale.

Successivamente, per quel gesto di riverente omaggio alla memoria del caro congiunto, la famiglia Poma nutrì la più alta considerazione per la comunità villapomese, tanto che la madre di Carlo, Anna Filippini, volle la tumulazione della propria salma nel cimitero di questo paese e come lei, altri stretti familiari.
Più tardi, il Dottor Arturo Poma, nipote del martire, in segno di perenne gratitudine, con atto testamentario, lasciò al Comune il fondo “Recinto”, disponendo che la villa fosse destinata ad asilo infantile. Tale desiderio fu realizzato pienamente nel 1936 col superamento di molte difficoltà burocratiche. La villa mantiene tutt’ora questa destinazione.

 

 

ITINERARIO STORICO-ARTISTICO

In centro paese troviamo la chiesa parrocchiale, di origine medioevale, ma rifatta agli inizi del 900, intitolata a San Michele Arcangelo. Costudisce due tele del pittore quingentolese Lanfranco, una raffigurante S. Michele appunto e l’altra il “Cristo Pantocrator”. Nelle due navate si snoda la Via Crucis: 14 quadri provenienti dalla Chiesa di Revere, pregevole opera di più artisti del '700 di scuola veneta.

In località Ghisione sorge il tesoro artistico del paese, l’antico Oratorio matildico dedicato a S. Andrea. Costruito sul luogo occupato in precedenza da una villa romana, la struttura sostanzialmente intatta, è romanica, con belle absidi e altri caratteri che ricordano le costruzioni matildiche di oltrepò.

L'oratorio è totalmente realizzato in cotto. La parte più antica è costituita dalle tre absidi, dai muri laterali e da una piccola parte della facciata, mentre il campanile fu aggiunto verso la fine del XV secolo. L'interno risulta piuttosto spoglio, con pochi resti di decorazioni.

Gli appassionati di storia locale che in passato si erano interessati sulle origini della antica chiesetta del Ghisione, dedicata all'Apostolo S. Andrea, ipotizzavano che l'Oratorio fosse stato eretto per volontà della famosa e munifica Contessa MATILDE DI CANOSSA.

Accurati studi recenti, condotti dal Prof. Leo Citelli, dimostrano invece questa verità incontestabile.
E'  stato rinvenuto un atto notarile, datato 15 marzo 1117 (conservato tra i documenti dell'ex monastero di S. Benedetto in Polirone) dove è  scritto che il Monastero acquistava da un certo Alberto Di Coenzo e da sua moglie Matilda alcune proprietà (prima ereditate da Bernardo, padre di Alberto) situate nella "Corte di Mulo", tra le quali una chiesa dedicata a S. Andrea Apostolo.

Nell’ambito del territorio villapomese si possono identificare varie corti padronali che confermano la prevalenza notevole del lavoro agricolo di un passato anche lontano.

Sono da ricordare il Fondo Recinto, le Corti Colombara, Streggie, Tambelle, Casaletto, Zeletto, e in particolare la Corte Draghette che venne dapprima utilizzata come ospedale o lazzaretto poi caserma e poco dopo, tra il 1848 e il 1854 divenne “reclusorio” cioè prigione del Governo Austriaco. Successivamente riprese la sua funzione abitativa che mantiene tutt'ora.

Oltre alle varie corti menzionate la principale per estensione e importanza fu la “ Posesione  Giov. Antonio Tavernini” di biolche 201, come risulta da una mappa del 1639. In seguito  “posesione” passo’ alla famiglia Andrease da cui prese l’attuale denominazione. Attualmente la corte ed il palazzo versano in grave stato di degrado.
Tra i fabbricati più prestigiosi si distingue la Villa Travaini in località Ghisione